Da una ricerca svizzera la roadmap per il cemento a emissioni zero

Da una ricerca svizzera la roadmap per il cemento a emissioni zero

Il settore delle costruzioni potrebbe ridurre le emissioni inquinanti fino all'80% applicando misure di efficienza lungo l'intera catena del valore e addirittura arrivare a zero emissioni combinando queste misure con la tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). 

A dirlo  è una ricerca  voluta dalla European Climate Foundation, organizzazione senza scopo di lucro, e realizzata dall'Istituto federale svizzero di tecnologia (ETH di Zurigo) e dall'Ecole Polytechnique de Lausanne (EPFL), che afferma come questo sia già tecnologicamente fattibile e raggiungibile con adeguati investimenti.

Per capire quale potrebbe essere l’impatto di questa riduzione, basti pensare che, secondo i ricercatori svizzeri,  l’intero settore europeo del cemento emette una quantità di CO2 pari a quella prodotta dal Belgio. Se poi consideriamo che cemento e calcestruzzo sono presenti in tutti i tipi di costruzione e costituiscono oltre la metà di tutti i materiali utilizzati nel mondo, possiamo immaginare le dimensioni della quantità di CO2 emessa dall’intero settore a livello globale.

Le previsioni contenute nel rapporto, però, ritengono che, entro il 2050, è possibile ottenere fino all’80% di riduzione delle emissioni, rispetto al 1990, considerando tutte le fasi della catena del valore con costi relativamente bassi e senza utilizzare tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio. Ma allo stesso tempo avverte che raggiungere questi risultati non sarà facile e sarà possibile solo a patto che tutti gli stakeholders coinvolti nell’intera catena del valore cooperino tra di loro. 

Il settore delle costruzioni ha la peculiarità di produrre solo il 40% delle emissioni con l'energia utilizzata per produrre cemento, il restante 60% deriva dalla decomposizione chimica del calcare, un processo che richiede grandi quantità di calore e che continuerà ad emettere CO2 anche se le fabbriche di cemento dispiegheranno energie rinnovabili al 100% della capacità. Quindi, "per raggiungere zero emissioni sarà necessaria la cattura e lo stoccaggio del carbonio" come sottolinea Karen Scrivener, responsabile del laboratorio di materiali da costruzione dell’EPFL di Losanna, che aggiunge "tuttavia, dati i costi e la complessità di CCS, è importante ridurre le emissioni di CO2 al minimo con altri mezzi". In questa ottica gli autori della ricerca hanno individuato 10 tecnologie, comprovate, che possono essere implementate rapidamente e in modo massiccio nelle diverse fasi della catena del valore della costruzione, dalla produzione di cemento e ghiaia, agli uffici di ingegneria, alle imprese di costruzione e demolizione.

L'associazione europea dei produttori di cemento (Cembureau) ha accolto con favore i risultati del rapporto ribadendo anche essa la necessità di un approccio collaborativo finalizzato, secondo Koen Coppenholle Chief Executive dell’associazione, “allo sviluppo di percorsi e tecnologie in ogni fase della catena del valore idonei a raggiungere realisticamente obiettivi a lungo termine”.

Una importante dichiarazione di intenti per il settore europeo del cemento, che in un recente rapporto, ha visto posizionare le proprie aziende tra le peggiori, a livello globale, per performance ambientali e che, inoltre, sembrano essere in ritardo rispetto ai produttori di cemento indiani quando si tratta di innovazione nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. (FP)