I successi e i benefici dell'Italia in tema di efficienza energetica - Da oltre vent'anni stabilmente sui valori più bassi

I successi e i benefici dell'Italia in tema di efficienza energetica - Da oltre vent'anni stabilmente sui valori più bassi

(Staffetta quotidiana) - Gli obiettivi di miglioramento del risparmio energetico del 30% al 2030, fatti propri dalla Sen seguendo le indicazioni europee, sono a dir poco irrealistici e frustranti. Tenuto conto che da oltre vent'anni l'Italia è un campione di efficienza energetica. Lo sostiene l'ing. Tommaso Sinibaldi che ha lavorato per molti anni in Eni nella Direzione Programmazione e negli anni ‘70 ha coordinato con Paolo Baronti e Eugenio Nardelli, sotto la direzione di Marcello Colitti, la prima ricerca sugli usi finali dell'energia in Italia pubblicata nel luglio del 1978 giusto 40 anni fa. Nell'articolo Sinibaldi ricorda la grande operazione che ha consentito all'Italia di conseguire benefici rilevantissimi in termini di risparmio di energia e di efficienza. Imperniata su un sistema di tariffe elettriche progressive e la contemporanea e capillare estensione della rete gas nel settore domestico. L'efficienza energetica di un paese può essere valutata in modo sintetico ma significativo con il parametro “consumo di energia per unità di prodotto”. Questo parametro consente una valutazione complessiva dell'efficienza energetica di un paese, cioè tanto dei settori di produzione del reddito (agricoltura, industria, terziario), quanto dei modi con cui il reddito prodotto viene consumato (usi domestici, trasporti privati, tempo libero, etc.). Nel grafico 1 sono riportati i valori di questo parametro per i quattro maggiori paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito ed Italia) dal 1990 al 2016. I consumi di energia sono espressi in kg di equivalente petrolio (kgoe) ed il GDP (Gross Domestic Product = PIL) in dollari a parità di Potere di Acquisto a prezzi costanti 2011. I dati, di fonte IEA, sono tratti dal databank della World Bank. Così ad esempio nel 2016 l'Italia ha consumato circa 70 kgoe per 1000 $ di GDP : per una grossolana valutazione del significato economico di questo dato possiamo ricordare che una tonnellata di petrolio costa all'Italia circa 400 $ (prezzo del petrolio 60 $ al barile), quindi un kg costa 40 cent. e 70 kg circa 28 $ : in altri termini per produrre (e consumare) 1.000 $ di GDP la spesa energetica è inferiore al 3% . Si noti poi che questa è una valutazione per eccesso : infatti la spesa energetica è stata valutata in base al prezzo del petrolio, mentre in realtà i consumi energetici del paese sono in gran parte (oltre il 50%) costituiti da fonti più economiche (gas, carbone). Guardando ora alle curve del grafico si può notare come la curva dell'Italia sia stabilmente su valori più bassi: assai più bassi all'inizio del periodo considerato (1990), mentre verso la fine gli altri paesi sembrano convergere verso i valori italiani, pur restando sempre (con l'eccezione del Regno Unito) al di sopra di questi. Nel Grafico 2 sono riportati invece i valori dello stesso parametro per le maggiori economie del mondo (USA, Russia, Cina) e dell'Italia. Qui le differenze sono assai più marcate e i valori dell'Italia sono incomparabilmente più bassi. In altri termini l'Italia appare (ed effettivamente è) quasi un “campione mondiale” di efficienza energetica: e lo è da oltre vent'anni. Eppure in questi anni ripetuti ed insistenti sono stati lamenti e recriminazioni sulla nostra incapacità di raggiungere gli obiettivi europei. È il solito vizio italiano della autodenigrazione. In questo caso l'atteggiamento dovrebbe essere piuttosto: vedete, siamo i più bravi e voi cercate di raggiungerci! Questo ci porta ad una osservazione sugli obiettivi europei: in genere questi obiettivi vengono formulati in termini di una riduzione percentuale, uguale per tutti, rispetto alla situazione di un anno di riferimento: ora è evidente che si può proporre ad una persona qualsiasi di migliorare il proprio record personale sui 100 metri piani del 20% e forse con volontà e allenamento ci potrà riuscire: ma certo non si può proporlo a Bolt. Migliorare in quota percentuale fissa quando si è già i migliori non è sensato. Nel caso dell'efficienza energetica la SEN (Strategia Energetica Nazionale), seguendo le indicazioni della Commissione europea (pacchetto “Clean Energy for All Europeans” del 2016) stabilisce al 2030 un obiettivo di risparmio energetico del 30% rispetto al livello di consumi tendenzialmente previsto a quella data. Già, ma qual è il livello di consumi tendenziale previsto a quella data e come è stato calcolato? Comunque l'obiettivo del 30% per l'Italia sembra improponibile: come si è già visto l'Italia è già su livelli assai elevati di efficienza energetica e miglioramenti del 30% sembrano decisamente irrealistici e frustranti. Più specificamente la SEN prevede interventi per l'efficienza energetica di ben 110 miliardi di euro, concentrati soprattutto nei settori domestico, servizi e trasporti. Ora, per ciò che concerne il settore domestico l'Italia ha già fatto in modo discreto (forse troppo) un grosso lavoro negli anni ottanta. All'inizio di quel decennio si istituì infatti – unico caso in Europa – un sistema di tariffe elettriche progressivo (cioè il prezzo del kWh cresceva al crescere dei consumi). Con questo sistema – e con la contemporanea e capillare estensione della rete gas – si evitò lo sviluppo dei consumi elettrici per:

  • riscaldamento ambientale: operazione in cui parecchi allora (in primo luogo i francesi) improvvidamente si impegnavano;
  • usi di cucina: per fortuna in Italia esisteva una tradizionale propensione a cucinare “con la fiamma”. Ma in paesi in cui le cucine elettriche sono assai diffuse (la Germania ad esempio) i consumi di energia elettrica per uso di cucina sono assai rilevanti;
  • acqua calda. Prima dell'avvento di una capillare e diffusa rete gas, la produzione di acqua calda nelle case italiane era nella gran parte dei casi affidata al boiler elettrico, che risultava quasi sempre l'apparecchio di maggior consumo; In altri termini si cercò di evitare nel settore domestico - riuscendoci - l'uso dell'energia elettrica per usi termici a bassa temperatura. Oggi tra i maggiori paesi europei l'Italia è certamente quello con minori consumi di energia elettrica per usi termici a bassa temperatura nel settore domestico (appunto riscaldamento, cucina, acqua calda) e ciò contribuisce in misura rilevante ai suoi alti livelli di efficienza energetica più sopra osservati. Per capire la logica e la portata di questa operazione è qui forse il caso di richiamare il secondo principio della termodinamica. L'energia elettrica è in buona sostanza una forma di energia di prima specie: per produrre una caloria da energia elettrica servono (grosso modo) tre calorie da fonti primarie, ovvero da combustibili. Quindi per ogni caloria usata per usi termici a bassa temperatura ma fornita da combustibile (il gas naturale nel caso) invece che da energia elettrica si risparmiano due calorie. Fu quindi una grande operazione – e merita forse di essere raccontata con maggior dettaglio – e i benefici in termini di risparmio di energia e di efficienza sono stati rilevantissimi.